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BYBLOS ART HOTEL

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BYBLOS ART HOTEL

Prendi una villa veneta del Cinquecento: affreschi, giardino all'italiana, lampadari di Murano. Poi chiama Alessandro Mendini e lascialo fare. Appendi una figura rosa al soffitto. Metti un divano a forma di bocca sotto un cuore di Damien Hirst. Cinquantasei camere, nessuna uguale all'altra. È il BYBLOS Art Hotel, a Corrubbio, tra le colline della Valpolicella: una delle collezioni private di arte contemporanea più grandi d'Italia, Hirst e Kapoor, Beecroft e Quinn, Fontana, Manzoni, Boetti, Balla, de Chirico, Warhol, Pistoletto, Abramović, Murakami, dentro una casa che ha quattro secoli e non li sente. Sembra un hotel. È una collisione con le chiavi in mano.

Porta il nome BYBLOS e la stessa fame: due mondi che non dovrebbero stare insieme, chiusi nella stessa stanza finché diventano una cosa sola. Un'altra storia, in un'altra città: la casa di moda è a Milano. Ma quando le due storie si incrociano, succede qualcosa.

Durante le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, a due ore di strada, è successo. Per gioco. Niente neve, niente ghiaccio: le discipline dei Giochi rifatte dentro la villa, con l'ironia come regola e il capo BYBLOS come divisa. Pattinaggio su marmo, sotto i lampadari. Discesa libera su un divano rosso, davanti al cuore di Damien Hirst. Skeleton lungo il corridoio colorato, a tutta velocità tra le porte delle camere. Snowboard sul letto, con la mascherina da notte al posto degli occhiali. Curling sul pavimento veneziano, in tacco dodici. E una moto d'acqua lanciata nella spa, sotto gli affreschi ispirati a Pompei: non era una categoria ufficiale, ci siamo iscritti lo stesso.

"Who said the Olympics needed snow? We didn't."